Bottega di Architettura

Bottega di Architettura | Carlo Deregibus Silvia Sgarbossa | logo
ISTALLAZIONE PER LA MOSTRA A INVITI “PROGETTARE L’ITALIA” / MACRO / ROMA, 2 MARZO 2019 , DEDICATA AI MIGLIORI ARCHITETTI ITALIANI DEL DECENNIO 2008-2018.

Una filosofia del progettare

Nata come contributo alla mostra “Progettare l’Italia” al MUSEO MACRO di Roma, che raccoglieva i lavori dei 200 migliori architetti italiani dell’ultimo decennio, SVELARE|RIVELARE è un’opera di straordinaria semplicità, e insieme profondità. Perché in quel semplice foglio di carta che ci è stato dato come base, noi abbiamo condensato non solo, non tanto la nostra poetica, o magari una teoria del progetto. Ma la nostra filosofia del progettare: di cui quel foglio diventa manifesto programmatico. Certo non c’è nessun punto conclusivo. La nostra è una “via”, un percorso nella consapevolezza del potere del progetto. Questo è il senso più autentico di SVELARE|RIVELARE, che segue una linea esplorata anche in libri e pubblicazioni, ma soprattutto nei nostri lavori. Perché una via, prima di tutto, va percorsa.

 

“L’architettura può essere ovunque, e il progetto è l’invenzione della sua scoperta: la via verso la meraviglia”.

 

L’architettura e il potere della seduzione

Il cuore del nostro contributo è che l’architettura può essere ovunque. Naturalmente questo non vuol dire né che “sia” ovunque, né che sia facile trovarla. Anche se potenzialmente essa è ovunque, l’architettura è purtroppo rara: ma potenzialmente può nascere ovunque. Basta che qualcuno voglia scoprirla. Anzi, servono diversi “qualcuno”: un architetto, certo, ma anche un committente altrettanto curioso e coraggioso, e imprese capaci, e via dicendo. Tutti questi soggetti possono contribuire alla nascita dell’architettura, e compito dell’architetto è trovare la giusta via, scoprirla, seguirla: seducendo, con la potenzialità dell’architettura, gli altri soggetti coinvolti.

Questa non è una posizione condivisa universalmente: esistono posizioni culturali che ritengono che il progetto sia, sostanzialmente, la messa a sistema dei desiderata del committente con i vincoli procedurali e le limitazioni tecniche. Insomma, da un lato i desideri, dall’altro i limiti, e l’architetto che taglia i primi in base ai secondi, costruendo un processo dialogico razionale. L’invenzione viene sminuita a preferenza personale e artistica, anzi artistoide.

Non condividiamo queste teorie. Non le condividiamo perché trascurano quella scintilla creativa che può innescare l’architettura, e farla accadere ovunque. Quella scintilla non nasce da sola: né nasce da ciò che già è, cioè ciò che compone il processo. È invece il senso di meraviglia, di stupore, che una nuova interpretazione dello spazio, una nuova invenzione dell’abitare, è in grado di suscitareQuesta è l’unica vera arma dell’architettura. Trasformare l’ordinario in straordinario, cioè reinventare con il progetto luoghi e temi che non sono architettura, ma possono diventarlo. Invitando a nuovi usi, ammaliando, meravigliando, stupendo: seducendo.

Di tutte le parole tristi pronunciate o scritte, le più tristi sono queste: avrebbe potuto essere [J. G. Whittier]

C’è solo un problema: che tutto questo costa. Costa fatica, costa tempo, costa denaro. E così, l’architettura diventa sempre più rara, sepolta da pratiche burocratizzate e mediocri, in cui si spaccia per progetto la mera riproposizione di cliché. Vale per le villette nelle campagne (possiamo ancora chiamarle campagne?) italiane. Vale per l’interior. E vale per i restauri, per piazze e spazi pubblici, e per ogni altra cosa. E così ci si limita a edificare, in Italia ancor più che altrove. È avvenuto in modo straordinario negli anni ’60 e ’70, l’epoca del boom edilizio, ma oggi non siamo poi tanto migliorati. Gli unici parametri di qualità entrati nel processo meramente ripetitivo dell’edilizia sono quelli energetici (e per fortuna!). Ma si tratta pur sempre di parametri prestazionali, che non esauriscono minimamente la ricchezza potenziale dell’esperienza architettonica: anche nello stesso campo energetico, come qualche articolo del nostro blog vi racconta.

Diciamolo: se in Italia le opere fatte dagli architetti sono 1 su 7 del totale – le altre sono fatte da ingegneri e geometri – non possiamo aspettarci che quelle che davvero guardano all’Architettura siano più di una manciata. Naturalmente è anche colpa nostra, degli architetti, che diamo modo di caricaturarci con visioni da star e life-stylist: caricature eccezionali e spassose, ma tanto realistiche da inquietare. Soprattutto però è colpa nostra se non siamo in grado di rendere straordinaria ogni ordinaria occasione. Perché se in ogni cosa si nasconde una potenziale architettura, serve un atto di invenzione progettuale per svelarla|rivelarla. Il progetto è, in questo senso, ciò che in effetti inventa quella scoperta: cioè proprio ciò che trasforma l’ordinario in straordinario.

Filosofia del progettare applicata. L’architettura accade.

Ma allora, l’architettura può essere scoperta in ogni cosa, svelandola. E tutto è occasione di architettura: persino un foglio.

Il nostro contributo alla mostra diventa così la realizzazione pratica della nostra filosofia del progettare, fondendo teoria e prassi. Poiché la base del contributo doveva essere un (pregiatissimo e bellissimo) foglio di carta di Amalfi, abbiamo inventato la scoperta della sua natura architettonica. Non abbiamo disegnato sul foglio, né vi abbiamo semplicemente scritto. Non l’abbiamo cioè solo usato come supporto per un messaggio o un testo. Al contrario, l’abbiamo trasformato in qualcosa con cui interagire, in una soglia oltre cui guardare. Il prisma dorato che si incastona nel foglio crea uno spazio, inventando un luogo dove fare esperienza dell’inaspettato.

Nulla è cambiato, nello spazio circostante, e in fondo nemmeno nel foglio. Eppure, quel gesto architettonico svela una nuova dimensione esperienziale, che muta la percezione dello spazio. Ma in fondo queste sono le uniche vere armi dell’architetto: trasformare posti in luoghi, aggiungere valore a ciò che è, svelare, e rivelare, le potenzialità di ogni fenomeno fisico, reinventandolo, ricostruendolo. Con questo semplice azione progettuale, il foglio ridefinisce l’intero spazio dell’installazione. Non si può semplicemente appendere, o appoggiare: perché improvvisamente il retro e il fronte sono due luoghi diversi, da esperire contemporaneamente attraverso la soglia. Così la nostra installazione ha in realtà ridefinito lo spazio della mostra, e l’esperienza dei visitatori.

Lì, nell’esperienza dell’inaspettato, sorge un senso di meraviglia. Lì, l’architettura accade.

Bottega di Architettura. Nomen Omen

Non è un caso, ovviamente, che il nostro studio si chiami Bottega di Architettura. In una bottega, la cura artigianale per ciò che si fa – nel nostro caso, progettare – trascende ciò che c’è. Si reinventa di continuo, si scava nel possibile, perpetrando le tracce dell’esperienza ma proseguendo in una continua ricerca. E, per chi di voi è venuto a trovarci, il luogo fisico del nostro studio racconta della relazione abitativa tra casa e ufficio, tra mestiere e vita. Noi non facciamo gli architetti: noi siamo architetti. Tanti nostri progetti, da Il Giardino nel Cielo a Escargot, da Epifania a Mikrokosmos, da Costellazioni al Colosso e così via, raccontano proprio di questa nostra filosofia del progettare. 

Venite a scoprirla anche voi.

 
ARTWORK
IL GIORNALE DELL’ARCHITETTURA
PROFESSIONE ARCHITETTO

SVELARE|RIVELARE | una filosofia del progettare

Il contributo di Bottega di Architettura alla mostra "Progettare l'Italia" @ MACRO Roma AKA "La via della meraviglia" | l'installazione | Bottega di ArchitetturaIl contributo di Bottega di Architettura alla mostra "Progettare l'Italia" @ MACRO Roma AKA "La via della meraviglia" | l'installazione | Bottega di ArchitetturaIl contributo di Bottega di Architettura alla mostra "Progettare l'Italia" @ MACRO Roma AKA "La via della meraviglia" | concept | Bottega di ArchitetturaIl contributo di Bottega di Architettura alla mostra "Progettare l'Italia" @ MACRO Roma AKA "La via della meraviglia" | l'installazione | Bottega di ArchitetturaIl contributo di Bottega di Architettura alla mostra "Progettare l'Italia" @ MACRO Roma AKA "La via della meraviglia" | l'esperienza dei visitatori | Bottega di ArchitetturaIl contributo di Bottega di Architettura alla mostra "Progettare l'Italia" @ MACRO Roma AKA "La via della meraviglia" | l'esperienza dei visitatori | Bottega di ArchitetturaIl contributo di Bottega di Architettura alla mostra "Progettare l'Italia" @ MACRO Roma AKA "La via della meraviglia" | l'esperienza dei visitatori | Bottega di ArchitetturaIl contributo di Bottega di Architettura alla mostra "Progettare l'Italia" @ MACRO Roma AKA "La via della meraviglia" | l'esperienza dei visitatori | Bottega di ArchitetturaIl contributo di Bottega di Architettura alla mostra "Progettare l'Italia" @ MACRO Roma AKA "La via della meraviglia" | l'esperienza dei visitatori | Bottega di ArchitetturaIl contributo di Bottega di Architettura alla mostra "Progettare l'Italia" @ MACRO Roma AKA "La via della meraviglia" | l'esperienza dei visitatori | Bottega di ArchitetturaIl contributo di Bottega di Architettura alla mostra "Progettare l'Italia" @ MACRO Roma AKA "La via della meraviglia" | l'installazione | Bottega di ArchitetturaIl contributo di Bottega di Architettura alla mostra "Progettare l'Italia" @ MACRO Roma AKA "La via della meraviglia" | la nostra filosofia del progettare | Bottega di Architettura

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