ISTALLAZIONE PER LA MOSTRA A INVITI“PROGETTARE L’ITALIA” / MACRO / ROMA, 2 MARZO 2019, DEDICATA AIMIGLIORI ARCHITETTI ITALIANIDEL DECENNIO 2008-2018.
Una filosofia del progettare
Nata comecontributo alla mostra“Progettare l’Italia”alMUSEO MACRO di Roma, che raccoglieva i lavori dei200 migliori architetti italiani dell’ultimo decennio,SVELARE|RIVELARE è un’opera di straordinaria semplicità, e insieme profondità. Perché in quel semplicefoglio di cartache ci è stato dato come base,noi abbiamo condensato non solo, non tanto la nostra poetica, o magari una teoria del progetto. Mala nostra filosofia del progettare: di cui quel foglio diventa manifesto programmatico. Certo non c’è nessun punto conclusivo.La nostra è una “via”, un percorso nellaconsapevolezza del potere del progetto. Questo è il senso più autentico di SVELARE|RIVELARE, che segue una linea esplorata anche inlibriepubblicazioni, ma soprattutto nei nostrilavori. Perchéuna via, prima di tutto, va percorsa.
“L’architettura può essere ovunque, e il progetto è l’invenzione della sua scoperta: la via verso la meraviglia”.
L’architettura e il potere della seduzione
Il cuore del nostro contributo è chel’architettura può essere ovunque. Naturalmente questo non vuol dire né che “sia” ovunque, né che sia facile trovarla. Anche se potenzialmente essa è ovunque,l’architettura è purtroppo rara:ma potenzialmente può nascere ovunque. Basta che qualcuno voglia scoprirla. Anzi, servono diversi “qualcuno”:un architetto, certo, ma anche un committente altrettanto curioso e coraggioso, e imprese capaci, e via dicendo. Tutti questi soggetti possono contribuire alla nascita dell’architettura, ecompito dell’architetto è trovare la giusta via, scoprirla, seguirla:seducendo, con la potenzialità dell’architettura, gli altri soggetti coinvolti.
Questa non è una posizione condivisa universalmente:esistonoposizioni culturali che ritengono che il progetto sia, sostanzialmente, la messa a sistemadei desiderata del committente con i vincoli procedurali e le limitazioni tecniche. Insomma, da un lato i desideri, dall’altro i limiti, el’architetto che taglia i primi in base ai secondi, costruendo un processo dialogico razionale. L’invenzione viene sminuita a preferenza personale e artistica, anzi artistoide.
Non condividiamo queste teorie. Non le condividiamo perchétrascurano quella scintilla creativa che può innescare l’architettura, e farla accadere ovunque. Quella scintilla non nasce da sola: né nasce da ciò che già è, cioè ciò che compone il processo. È inveceil senso di meraviglia, di stupore, che una nuova interpretazione dello spazio, una nuova invenzione dell’abitare, è in grado di suscitare. Questa è l’unica vera arma dell’architettura. Trasformare l’ordinario in straordinario, cioèreinventare con il progetto luoghi e temi che non sono architettura, ma possono diventarlo. Invitando a nuovi usi, ammaliando, meravigliando, stupendo: seducendo.
Di tutte le parole tristi pronunciate o scritte, le più tristi sono queste: avrebbe potuto essere [J. G. Whittier]
C’è solo un problema: che tutto questo costa. Costa fatica, costa tempo, costa denaro. E così,l’architettura diventa sempre più rara, sepolta da pratiche burocratizzate e mediocri, in cui si spaccia per progetto la mera riproposizione di cliché. Vale per le villette nelle campagne (possiamo ancora chiamarle campagne?) italiane. Vale perl’interior. E vale per irestauri,perpiazze e spazi pubblici, e per ogni altra cosa.E cosìci si limitaa edificare,in Italia ancor più che altrove. È avvenuto in modo straordinario neglianni ’60 e ’70, l’epoca del boom edilizio, ma oggi non siamo poi tanto migliorati. Gli unici parametri di qualità entrati nel processo meramente ripetitivo dell’edilizia sono quelli energetici (e per fortuna!). Ma si tratta pur sempre diparametri prestazionali, che non esauriscono minimamente la ricchezza potenziale dell’esperienza architettonica: anche nello stesso campo energetico, come qualche articolo delnostro blogvi racconta.
Diciamolo: sein Italia le opere fatte dagli architetti sono 1 su 7 del totale– le altre sono fatte da ingegneri e geometri – non possiamo aspettarci che quelle che davvero guardano all’Architettura siano più di una manciata. Naturalmente è anche colpa nostra, degli architetti, che diamo modo dicaricaturarci con visioni da star e life-stylist: caricature eccezionali e spassose, ma tanto realistiche da inquietare. Soprattutto però è colpa nostra se non siamo in grado direndere straordinaria ogni ordinaria occasione. Perchése in ogni cosa si nasconde una potenziale architettura, serve un atto di invenzione progettuale per svelarla|rivelarla.Il progetto è, in questo senso, ciò che in effetti inventa quella scoperta: cioè propriociò che trasforma l’ordinario in straordinario.
Filosofia del progettare applicata. L’architettura accade.
Ma allora, l’architettura può essere scoperta in ogni cosa, svelandola. Etutto è occasione di architettura: persino un foglio.
Il nostro contributo alla mostra diventa così larealizzazione pratica della nostra filosofia del progettare, fondendo teoria e prassi.Poiché la base del contributo doveva essere un (pregiatissimo e bellissimo)foglio di carta di Amalfi, abbiamo inventato la scoperta della sua natura architettonica. Non abbiamo disegnato sul foglio, né vi abbiamo semplicemente scritto. Non l’abbiamo cioè solo usato come supporto per un messaggio o un testo. Al contrario,l’abbiamo trasformato in qualcosa con cui interagire, in una soglia oltre cui guardare.Il prisma dorato che si incastona nel foglio crea uno spazio, inventando un luogo dove fare esperienza dell’inaspettato.
Lì, nell’esperienza dell’inaspettato, sorge un senso di meraviglia. Lì, l’architettura accade.
Bottega di Architettura. Nomen Omen
Non è un caso, ovviamente, che il nostro studio si chiami Bottega di Architettura. In una bottega,la cura artigianale per ciò che si fa – nel nostro caso, progettare – trascende ciò che c’è. Si reinventa di continuo, si scava nel possibile,perpetrando le tracce dell’esperienzama proseguendo in una continua ricerca. E, per chi di voi è venuto a trovarci, il luogo fisico del nostro studio racconta della relazione abitativa tra casa e ufficio, tra mestiere e vita.Noi non facciamo gli architetti: noi siamo architetti. Tanti nostri progetti, daIl Giardino nel CieloaEscargot, daEpifaniaa Mikrokosmos, daCostellazionial Colosso e così via, raccontano proprio di questa nostra filosofia del progettare.
ARTWORK
IL GIORNALE DELL’ARCHITETTURA
PROFESSIONE ARCHITETTO
SVELARE|RIVELARE | una filosofia del progettare













